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         ceramica d'autore | signa ac insigna      

 

 

Signa ac Insigna - Targhe e Stemmi

      
Dal tempo delle mitiche caverne,
come dire dai primordi storici , laddove l'essere umano 
si è consociato e/o scontrato con i suoi simili: "immagini" della realtà o invenzioni fantastiche, la stessa parola - scritta o incisa su un supporto -
un geroglifico, un oggetto, un colore,
tutte quelle "figure" che sono state poi chiamate nell' Araldica codificata, a secondo l'uso o la destinazione, insegne, sigilli, stemmi,

sono state utilizzate nella civiltà umana  come segno-simbolo-simulacro, per usi cultuali, per esigenze di comunicazione,
come simbolo catartico e/o di riconoscimento etnico e territoriale.

Consolidate abitudini e tradizioni che danno una risposta 
ad un bisogno dell'uomo come essere sociale. Una esigenza antropologica 
che si è affermata e perpetuata nei millenni,
almeno da quando abbiamo memoria storica o pre-istorica, e che, mutati (ma di poco) esigenze vitali, permangono immutati nella nostra società industriale o post-industriale.
Nè, io credo, molto muterà sostanzialmente nelle prossime ere 
tecno-informatiche, in cui il byte informatico rappresenta a sua volta una trasposizione virtuale (immagine 'altra') nel cibernetico www, di quelle che sono le immagini-simbolo immanenti e vitali a livello fisico.

La "targa" - la componente più semplice e più pratica dell'Araldica -  come segnale indicatore, strumento visivo per individuarsi nella massa;  un segno "tangibile" di una nostra presenza e incidenza individuale, 
in un luogo, in un tempo.

Lo "stemma", un arricchimento iconico e culturale della semplice "targa-insegna", come segno distintivo che ci rappresenti e ci prefiguri nel nostro essere persona, nel nostro fare e per ciò che facciamo.
Un "sugello" (sigillo o segnacolo) che ci individua e ci nobilita.
Identificarsi in una "gente" (nei nostri dialetti nota è l'espressione  - tradotto in lingua: "di che razza sei?"), riconoscersi in una "famiglia", in una "nazione", ... persino in una "squadra", e vestirne i panni, portarne trionfanti le insegne, i colori, si perpetua come bisogno insopprimibile, per quanto talvolta banalizzato e/o aberrante, 
in una società sempre più globalmente massificata e straniante.

 Nell'argilla, nella sua plasticità e nella sua modularità e varietà cromatica, arricchita talvolta da sostanze vegetali o minerali, cristallizzata (possiamo dire impietrita) dall'azione del fuoco, l'uomo ha trovato uno degli elementi più duttilmente utilizzabile, facilmente reperibile ed estremamente duraturo nel tempo.
(G. F. Pollutri)


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