[ Indice ]     
 

[                home                    ]

                      www.operafictilia.com   

 

          

          la stanza dell'

                                                                                            ospite    

         [ bio ]                                                                                        Lanfranco PICCHI 
 

[ altre immagini ]
dell'opera

                                                         

                                                                   opera 75, la forma dentro

 appunti e riflessioni
 


L' immagine è ormai una costante nella produzione di Lanfranco Picchi , pressochè un impegno comunicativo. Nella serie “albero antropomorfo”, una titolazione forse di genere e volutamente didascalica, la numero 75/2006 rappresenta un momento di continuità e al tempo stesso di sorprendente trasformazione-passaggio nella poetica e nell'inventiva operativa dell’artista. Tutte le opere precedenti, almeno le più recenti, sono la materializzazione di una comune idea-visione, tracciata su carta in numerosi bozzetti ed esemplarmente su quello che mostriamo, del 2005.

Voleva essere, e lo è stato, precisa traccia (com’è nella scrupolosità metodologica della sua produzione) di un grande “a.antropomorfo”, costruito in cartapesta in funzione di una esigenza espositiva (San Michele a Montecelio), ma che oggi rappresenta l’immagine-traccia comune a molte delle opere in cotto che ormai scandiscono la sua produzione e gli anni.

Comune a tali opere  è una figura che partendo da un tronco (studiato e riprodotto di per sé negli anni '90 , palesemente nella nota nodosità dell'ulivo), si trasforma nello sviluppo verticale, con una rotazione-contorcimento di valore formale e simbolico, in una figura umana (dall’evidente caratterizzazione mammaria femminile e peraltro senza alcuna ricerca delle peculiari rotondità e levigatezze), che protende testa e braccia, rami e foglie, nello spazio aereo, in perfetta simmetria ed equilibrio con la parte basale e radicale.

Nella figura, nell’intenzionalità, nella non casuale ripetitività iconica c’è, come altrove e in altro tempo ho scritto, una ricerca dell’uomo nel suo contesto evolutivo genetico (uomo-natura) e metamorfico culturale (straniamento reciproco dell’essere umano e dell’habitat che lo circonda).

Ma, se questo è il tema o la comune matrice sul piano ideoconcettuale, diverse sono state le interpretazioni formali e costruttive date.
Dall’opera classicamente scultorea a tutto tondo, come la forma stessa di un tronco-albero indica e simboleggia, variamente interpretato, proteso e significante, nel 1998 si è per così dire circoscritta ed inquadrata in uno spazio di tipo bidimensionale, quello del bassorilievo, più o meno approfondito, che gli permettessero l’inserimento spaziale di segnali iconici cari alla sua precedente produzione, dal sole meccanico alla spirale geneticamente evolutiva del dna, alla sacca uterina, al chicco, al seme, alla foglia.

Dal quadro pannello, Picchi reinterpreta il tema nell’opera 70, in una sorta di stele ipostatica. Via il riquadro, via la cornice: gli elementi figurativi, gli stessi, inequivocabilmente quelli, vengono riportati in una concrezione scultorea, da mostrare su basamento, con un’evidente approfondimento dei piani e delle intenzionalità.
Peraltro, l’artista deve essersi accorto di aver fatto pochi progressi nella sua ricerca-volontà. L’opera, la sua visione, restava inesorabilmente ancorata alla dimensione immagine-quadro.

 Una nuova rimodulazione, anno 2006, l’ultima che stiamo esaminando, op. 75 (e la mostriamo in argilla essiccata, ante cottura), porta l’intenzionalità di Picchi alla sua realizzazione pressoché totale. L'autore fa, per così dire, ancora un passo avanti nella sua ricerca-significazione dell’operazione artistica: entrare nell’opera, riquadrata sempre  come forma significante della realtà e non come copia, come una scultura a tutto tondo equivocamente potrebbe fare, penetrare muoversi nel plasma profondo dei propri iconogrammi. Con una difficoltà insita allo specifico mezzo utilizzato, l’argilla, materia duttile, ma che continua a muoversi e contrarsi nel suo essiccamento, dopo la formatura (difficoltà ed inconvenienti sperimentati nel passato e documentati nell’opera
"Sforzo vitale" del 1984).

Una operazione che, culturalmente e in senso storico, trovo analoga a quella che fece un maestro dell'arte contemporanea, Lucio Fontana, negli anni 1959/60, con un taglio alla tela (l’opera più nota) e con sforamenti e tagli analoghi su materiali altri e vari (si vedano le opere titolate “concetto spaziale” in http://www.fondazioneluciofontana.it/galleria/I117.htm).

Ma laddove  in Fontana il gesto,  sorprendente per i tempi e di portata culturale  enorme per la storia dell’arte (ben oltre l'influenza della cosiddetta poetica dadaista, cui si rifanno le odierne "performance-installazioni"), restava simbolico ed allusivo, d’intenzionalità e di fatto, in Lanfranco Picchi si va per così dire inevitabilmente oltre, all’interno del taglio o del foro della superficie iconica.

     Restando pur sempre ancorati alla sfera della produzione del 
manufatto estetico e non della mera elucubrazione filosofica pseudoconcettuale.  Alla  dimensione  dell’immagine, della forma, dei valori simbolici e  poetici 
interpretati e resi manifestatamene tangibili nella materia e attraverso la  materia. 
Con arte. 

g.f. pollutri, gennaio 2007  

                 
                         approfondisci la conoscenza dell'autore sul sito personale 
 [ www.picchiarte.it ]
               

                

 

                  
  
Sei un'artista? Vuoi esporre nella stanza dell'Ospite di Opera Fictilia?  Contattami!
       

   
 

       www.operafictilia.com