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la stanza del

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                                                                                                                                         G. BEVILACQUA

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     L’altare della Natività                                                            

La Natività 2006 di G. Bevilacqua ha quale testo ispiratore non altro che la narrazione di Luca e Matteo. Un’essenzialità evangelica, dal tratto svelto e capace, che molto deve alla prima rappresentazione tridimensionale del presepe che Arnolfo di Cambio fece, nel 1289, per S. Maria Maggiore a Roma.

La composizione allestita quest’anno costituisce visivamente una sorta di altare mistico, con un posizionamento sintattico e prospettico quasi liturgico. Personaggi e significati hanno una collocazione visivamente equilibrata e rigorosamente simbolica. Magi e pastori “dona ferentes” – quel popolo d’ispirati testimoni del tempo e dell’evento, rappresentanti del potere illuminato dalla scienza e dell’umile vivere quotidiano – costituiscono nell’opera una sorta di basamento strutturale ed iconico. Sull’articolata ara celebrativa (come non pensare all’altare allestito da San Francesco in Greccio, per celebrare nel 1223, tra rito e rappresentazione, la nascita di Gesù) l’artista pone, in una sorta di culla-mangiatoia, in uno spazio lasciato libero dagli astanti bue ed asinello, il Bambino Gesù cui protende le braccia premurose Maria Vergine, sotto gli occhi patriarcali di Giuseppe, santo del Nuovo e testimone ispirato del Vecchio Testamento. Fanno da corona tre angeli discesi dal cielo, voce dall’alto per proclamare al mondo "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama". (Luca)

Stilisticamente la composizione (assemblata a blocchi per esigenze tecniche) ha una sua funzionale quanto equilibrata complessità. Dall’altorilievo delle figure sul basamento, al tutto tondo degli angeli che sovrastano la scena e si librano nel cielo con un battito d’ali e svolazzanti cartigli. In basso, sempre a tutto tondo, si accostano simmetricamente le figure di un altro pastore e il suo gregge (secondo l’iconografia che nella cristianità apparterrà a Cristo Buon Pastore) e un suonatore di zampogna, per una soffiata melodia di canto-alleluia (Adeste fideles, laeti triunphamtes…) ed una conciliante, sommessa ninna nanna.

L’opera è modellata in argilla, materiale prediletto dall’artista, nella cifra stilistica solita in Bevilacqua, capace di dare forma, reale ed evocativa al tempo stesso, alle sue figure, partendo da una corteccia materica duttile e metamorfica, simbolo e segno della stessa creazione artistica: dalla materia alla forma, dall’idea alla sua eidetica raffigurazione. (Giuseppe F. Pollutri)

[ altre immagini dell'opera ] 

 

             L’opera è stata selezionata per la “ Rassegna internazionale nel presepio e nella tradizione” ,
 che si terrà a Verona dal 2 dic. 2006 al 21 genn. 2007.

      http://www.presepiarenaverona.it/

 

                  
  

   
 

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