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opera punto d'Arte |
NOTE & RECENSIONI [ Indice ] |
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a cura di G. F. Pollutri |
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F. Re Rebaudengo - sede di Torino
le immagini sono tratte dal
web |
Sulla stampa nazionale, come sul web, trovano sempre più spazio le iniziative culturali messe in opera, da oltre un decennio e a più livelli, dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, nelle sue diverse sedi e edifici [1]. Alla Fondazione – scrive Saramicol Viscardi, che ha svolto una tesi di laurea [2] sulla situazione italiana in tema di sistema dei musei, per più versi carente e definito in ogni caso “conservativo” – va il merito, di essersi concentrata sull’arte più recente, italiana e internazionale e soprattutto di aver recepito la richiesta di un pubblico nuovo che “chiede al museo d’essere anche uno spazio culturale che possa offrire un luogo per lo studio, per la ricerca sulle collezioni, per l’apprendimento”. Obiettivo principale della fondazione, si dichiara sul sito-web, è di “sostenere e promuovere l’arte contemporanea, avvicinare a questa un pubblico sempre più vasto”, con l’organizzazione di mostre e, attraverso un “dipartimento didattico” messo a disposizione di bambini e ragazzi, coinvolti e stimolati a più livelli. Una straordinaria attività che andrebbe portata geograficamente anche al centro-sud Italia, considerate le dislocazioni tutte piemontesi delle sedi in cui opera ed espone la Re Rebaudengo.
Di recente sull’elegante
rivista femminile “Grazia” (Mondadori ed.) è apparso un articolo
intervista all’animatrice e proprietaria della Fondazione, Patrizia
Sandretto Re Rebaudengo, definita “la signora dell’arte
contemporanea”, la Peggy
Guggenheim italiana. In
effetti, la sua azione (collezioni e periodiche azioni tematiche
esposte in rigorose e funzionali sale) appare di rilievo,
incoraggiante per gli artisti ospitati, giovani e meno giovani, utile
strumento di verifica per chi si occupa a livello critico di fare il punto
sullo stato dell’arte contemporanea.
La
Rebaudengo nei suoi spazi espositivi - accanto ad opere che
utilizzano tecniche definibili più tradizionali o relativamente nuove
come la stampa fotografica, sia pure ed ovviamente con stilemi
d’avanguardia innovativa ormai gene ineliminabile nella produzione
contemporanea - ospita quelle che sono definite
oggi “performance” e/o
“installazioni”, varie e molteplici. Fra queste spiccano alcune opere
dell’italiano Maurizio Cattelan, che le riviste del settore qualificano tra i più importanti e più quotati artisti italiani a
livello internazionale. D’altronde ad una ricerca sul web si evidenzia
indiscutibilmente che i più giovani artisti si esercitano sempre di più
in manufatti o comportamenti performanti. Si dia, per verifica, uno
sguardo al sito Italian Area – Italian Contemporary Art Archivi. Se è
vero che “gli artisti sono
selezionati tra quelli promossi dalle più importanti istituzioni italiane
e internazionali, nonché tra coloro che hanno contribuito a determinare
l'attuale scena artistica” [3],
ci si renderà conto che ci troviamo o di fronte ad un vero cambiamento di
tendenza e di esiti nella prassi artistica, o ad
un’involuzione-confusione, di stili, di tecniche, di
prospettiva. Sia da parte dell’attore della scena (l’artista), che
dell’impresario (il critico, il gallerista, il promotore
culturalcommerciale).
A
non voler pensare male, pur con tutta la comprensione e l’attenzione
verso autori tutto sommato in buona fede, preoccupa non meno l’azione
di chi li supporta a vario livello, pubblico e privato. Il timore è che
la mistificazione arte-installazioni si sia impadronita non solo dei manufatti
d’arte, considerati quasi inutili, quanto ben sfruttabili, ma anche della
stessa intellettualità che sembra aver abdicato dalla sua funzione
d’analisi critica e si presta a far da imbonitore-megafono della prassi
dell’installazione, fenomeno di moda e dunque di successo. O per soldo o
per colpevole rinuncia. La stessa moda, il pianeta fashion, che
nella contemporaneità appare un settore in cui abiti ed accessori
appaiono elementi di sicura creatività e maestria, con le ultime sfilate
di questi giorni a Parigi, ad opera degli stilisti Viktor&Rolf, abiti,
modelle, con traliccio di faretti incorporati o addossati sono autentiche
installazioni performanti di se stesse. Dove l'abito non è più un
indumento, la modella non è una persona, ma entrambi mezzo e materia per
l'esposizione di un'idea. |
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