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  opera punto d'Arte  

  NOTE & RECENSIONI                                                           [ Indice ]

             

  a cura di G. F. Pollutri

                  




Vasto - Palazzo d'Avalos  
 
 

"Beata Beatrix "di Dante Gabriele Rossetti

giovanile remix-aggio

(immagini dal web)
 



Un Remix per nulla beato

 

 

 

    Lo ammetto, come cultore e critico di arti visive sono ormai superato. Le nuove generazioni hanno buon gioco a dirmi “vecchio”. Ma se l’età mia è quella che è, non riesco a capacitarmi del come e del perché nell'Arte le “opere” siano state sostituite con le “installazioni”, o magari (o peggio) quest’ultime vengano proposte (esposte, catalogate, criticate), come Opere, d’arte naturalmente.

Non so dirvi se sono io ad essere ormai confuso e inadeguato di fronte a innovative forme d’espressione artistica, o se la confusione sia propria nelle nuove generazioni attive sul campo. Me lo chiedo ormai sempre più spesso (un po’ mi deprimo, un po’ ne sorrido…), e sono tornato a chiedermelo visitando l’esposizione in Palazzo D’Avalos di Vasto “Beata Remix”, in affiancamento all’esposizione ‘sacrale’ del quadro dell’anglo-vastese Gabriele Dante Rossetti: “Beata Beatrix”. Com’è nella convinzione di Francescopaolo D’Adamo, Assessore sui generis in Vasto, che un’opera, famosa e significativa, portata a Vasto per sua meritevole iniziativa, abbia generato ‘altre’ opere è senz’altro positivo e in fondo vera manifestazione culturale.

Una new life, una “Vita Nova” insomma nelle modalità propositive culturali in quel di Vasto, e nelle preziose sale marchesali che ci ritroviamo in dote cittadina? Il guaio è, mi ostino a pensare e credere, che queste improvvisate figurazioni-installazioni di un remix palesemente tutto giovanile sono veramente “altre”, ovvero congenitamente estranee o succedanee all’arte di pittura o di scrittura per segni di cui il figlio del nostro Rossetti è stato cultore e maestro di qualità.
Certo il mondo dei giovani, anche in arte, è questo e probabilmente a dei giovani, il cui credo maggiore è quello di dover essere 'originali' e 'concettuosi' nel loro fare, a tutti i costi, forse non si poteva chiedere di più se non dei “commenti” figurativi fumettistici o pretestuosi alla Beata preraffaellita, opera ricca di simboli, di allegorie, ma, pur sempre, opera precipuamente poetica e di pittura.
Come non sorriderne, laddove autori nati negli ultimi decenni del secolo ripetono, inconsapevolmente devo credere, quanto già visto nel panorama delle Arti, con motivazioni soprattutto esistenziali e assai poco estetiche, dal Dada in poi. I dadaisti, Tristan Tzarà in capo, ne ridevano compiaciuti del loro sbertucciare un gusto borghese denso di convenzionalismi (siamo all’inizio del novecento), mentre questi lo considerano, un secolo dopo, materiale buono per un Catalogo d’arte (...altra roba vecchia) di una Esposizione a Palazzo!

Allora, chi è vecchio e superato, chi deve riflettere un qualche momento, prima di andare avanti?

(Giuseppe F. Pollutri)

 

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