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opera punto d'Arte |
NOTE & RECENSIONI |
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a cura di G. F. Pollutri |
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"in un mirabile affresco del Pisanello si vedono due impiccati"
Pisanello - S. Giorgio e la Principessa di
Trebisonda (1436-38)
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Chiederei a Vittorio Sgarbi: - Ma l’arte, che c’entra?
Dico del concetto di “arte” (e
artisti) che lo stesso Sgarbi,
L’argomento che, nel Servizio di Panorama, il nostro critico viene chiamato ad illustrare sembra ruotare intorno a “la leggenda della cattiveria di Maurizio Cattelan”. Già posto così, l’oggetto-soggetto del dire non appare per nulla riferito a discorsi d’arte o su un artista, ma piuttosto del genere “chi era costui” in una possibile analisi lombrosiana su personaggi di malasocietà del nostro tempo. E infatti, nel citato dossier, gli altri personaggi trattati sono il funambolico ma intempèerante calciatore Cassano di Bari, il “rampollo trans-gressivo” Lapo (Elkan-Agnelli), il “fu vicerè” della Sicilia dei cannoli Salvatore Cuffaro! Per restare al nostro tema e al personaggio Cattelan, Sgarbi sembra volerlo (o doverlo) difendere, qualificando i suoi gesti-e-invenzioni artistici (che qualcuno definisce anche opere, e le premia e soprattutto paga bene), ricordando di quando a Milano, con la “complicità dell’Assessore della Cultura”, appese ad un albero “tre bambini” (in realtà “tre inocui bambolotti”). Stupido o di nessuna valenza estetica che fosse “l’intervento” creativo, prima di Cattelan, poi del “rozzo” cittadino che li buttò giù, Sgarbi richiama l’attenzione dei lettori che ...“tutta la grande pittura – cito testualmente – è attraversata da immagini di terrore, ...danze macabre, ...teste mozze”, e ancora, che ad esempio, in un “ mirabile affresco del Pisanello si vedono due impiccati” ...”ma nessuno ha mai mostrato di preoccuparsene”. E poi, ancora - in riferimento al fantoccio creato da Cattelan del papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite - il nostro difensore chiamato d’ufficio cita in parallello curioso altre “immaginazioni sadiche”, come “il san Pietro martire con la testa tagliata col coltello, il San Bartolomeo scuoiato, il san Sebastiano colpito dalle frecce”. La conclusione di Sgarbi, e già prima di ricordare al lettore altre “opere” dell’artista, tutte del genere di quella sopra descritta, è nell’affermare che “Cattelan non è cattivo; fa il cattivo”. In fondo era questo genere di analisi e giudizio che la rivista gli aveva richiesto. E’ altrettanto vero, però, che poi il nostro critico si riprende le sue competenze e dice cose che la dicono lunga sull’imbroglio Cattelan definito (non da lui) “uno dei più grandi artisti postdadaisti postduchampiani” e ...”un furbacchione”. E allora, per tornare alla domanda iniziale, ma l’arte (...l’attività del dipingere, scolpire, eccetera.) che c’entra con questo personaggio? Assolvo Sgarbi, per la sua illuminante frase finale: “L’avermi costretto a difenderlo è forse l’unica vera cattiveria di Cattelan”. Lui si riferisce alla storia dei “tre bambolotti appesi all’albero”. Ma se volessimo applicarla anche all’articolo di cui abbiamo detto, direi che l’aver costretto Sgarbi (critico d’arte) a difendere “la mezza canaglia” (in arte) Cattelan è stata, non forse ma sicuramente, una cattiveria (o un non senso) della rivista Panorama. Giuseppe F. Pollutri - febbraio 2010 su Cattelan vedi anche:
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