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                                                   G. F. Pollutri     


C
ritico d'arte e pubblicista, pittore e ceramista, poeta schivo e riservato, Giuseppe F. Pollutri, persegue con le sue opere e con i suoi scritti, quella che per lui costituisce una sorta di interpretazione formale di se stesso e dell'habitat in cui si trova a vivere: fare arte (letteratura, cultura) come strumento ed approdo, significativo e significante, alle proprie esperienze emotive, al vissuto quotidiano, al magma transeunte della realtà.

Il desiderio di coagulare - in una sorta di reiterato rito catartico - non importa con quale medium tecnico-formale, cadenze verbali ed accensioni visuali.

La prima età vissuta a Vasto e sulla riva del mare Adriatico, la calda tonalità della spiaggia dorata, l'atmosfera limpida e tersa dell'orizzonte bluverdemarino, i colori teneri e cupi della vegetazione dominante il naturale anfiteatro del luogo, l'abitato della cittadina intessuta tradizionalmente in cotto, hanno dato all’autore una sorta di imprinting visuale che hanno poi informato e segnato tutta la sua attività visivo-estetica.  

                                L'attività di ceramista praticata come esercizio quotidiano di manualità creativa, quotidiana palingenesi della materia, di ciò che è caos primordiale, della terra (la creta), la più duttilmente plasmabile. Come rimando culturale e spirituale ad epoche remote, ma sempre vive e decisive (dalla mesopotamica alla egeo-minoica, alla etrusca-romana). Tempi in cui la mano dell'uomo, con gesto primordialmente divino, o se si vuole ancestrale, creava, per i propri bisogni, vasellame ed immagini di culto.

                            Pollutri ama unire al suo nome l'appellativo di “histoniensis artifex” (histon.art nel web), con e per un riferimento culturale e territoriale duplice. Scrive infatti l’autore in “operafictilia.it”:

… “rispolverare una terminologia latina, non è o non vuol essere un lezioso e futile gioco, ma rappresenta, per me, un voler recuperare semanticamente valori di cultura storica latina, a cui gli artisti del mondo mediterraneo non possono non far riferimento.
… Dirsi ancor oggi “cittadino dell’antica Histonium”,  costituisce un  sentimento di appartenenza etnica - elemento non folcloristico, ma creativo e motivante - ed un legame vivo con il luogo d'origine. Un luogo che, culturalmente e antropologicamente, deve molto alla sua romanità, alla latinità innestata su un indigena terra frentana, ad usi e costumi mediterranei ove l'elemento fittile - materiale edile, suppellettile o effigie della divinità - hanno segnato la quotidianità ed il rito, la vita e la morte dei nostri progenitori”.

(G. Di Nicola)
 

                                                                                             

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