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         opera punto d'Arte  

 NOTE & RECENSIONI 

             

 a cura di G. F. Pollutri

                  


                

        

 

 

    

                                     

      
                     
                     

 


   

 

 

 

 

 

 

 

     

 

 

 


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        Arte e territorio           

 

Potrebbe apparire una voglia di localismo che, per quanto legittima e per vari aspetti ricca di positività e prospettive, si tradurrebbe rischiosamente in provincialismo, nella peggiore accezione del termine. Ed è il rischio di un ‘foglio’ locale, limitato inevitabilmente e se non altro come area di fruizione.

  L’osservazione che l’arte nasce – come qualsiasi prodotto della terra –  dal territorio (personale, culturale, persino genetico) e dall’imprinting che l’artista riceve a più livelli dal territorio dov’è nato o dove ha portato la sua giornata esistenziale, è la base di partenza per comprendere dal di dentro motivazioni e impulsi che stanno alla base di gesti artistici (le opere d’arte) e che non si esauriscano necessariamente in una lettura meramente estetica del manufatto.

S’individua così, per lo storico e il critico, un terreno d’indagine assai fecondo e promettente. L’Opera verrebbe esaminata non più o non soltanto come immagine o manufatto ‘concluso’, pertanto circoscritto e limitato nella sua genesi e nella sua fruizione interattiva solo epidermica sciatta e superficiale, dunque poco incidente sul visitatore di una mostra e per il territorio da cui nasce ed eventualmente in cui è collocata.  Al contrario, come ci ha insegnato U. Eco saggista, in “Opera aperta”, l'opera d’arte ha una sua vitalità e funzionalità nella lettura (nel godimento o nel rifiuto persino) del manufatto estetico solo attraverso un approccio interpersonale che è soggetto a diversificazioni persino nello spazio e nel tempo. Una volta collocata nel “territorio” (fisico e culturale), l’opera d’arte vive una sua vita, persino autonoma e svincolata dalla stessa intenzionalità (la poetica) o dal gesto (la tecnica) dell’artista.

Ma il titolo di questa mia nota, in una sorta di non giocosa e non inutile perifrasi, potrebbe riformularsi anche in “Arte nel territorio” o, se si vuole, “Il territorio dell’arte”. 
In questo campo iniziative culturali hanno promosso di recente una nuova interazione di arte e  società, tra  l’opera dell’artista e l’ambiente societario.
“Con la nascita di alcune avanguardie artistiche (la land art piuttosto che l'arte concettuale, l'arte povera piuttosto che la video arte, la body art e la performance) ha perso consistenza l'idea di spazio museale inteso come luogo esclusivo della rappresentazione. Ciò ha favorito la reinvenzione della scrittura artistica come interazione con l'ambiente (…). Il luogo istituzionale viene evaso in favore della realtà urbana e della vita sociale. L'opera d'arte si carica proprio di questi nuovi significati, talvolta amplificando le contraddizioni e i conflitti del vivere urbano.” (1)

A Matera è in corso una mostra dove artisti e architetti selezionati per questo evento culturale, affrontano la riflessione sulle sperimentazioni estetiche nel territorio creando un confronto tra diverse pratiche creative. L'esposizione, significativamente denominata “inLuogo”, “coinvolge strade, parchi, piazze e architetture della città e rappresenta il primo esperimento di Arte Pubblica mai realizzato in Basilicata”.

Lo scorso anno, ad Anzio e poi a Nettuno, nell’ambito di una manifestazione intitolata “Arte in scatola” sono state elaborate incontri con gli artisti in spazi insoliti.
“Il riavvicinamento all’arte da parte del pubblico – ha annotato in tale occasione il critico d’arte Lucrezia Rubini – richiede anche un’azione educativa, che costituisce uno degli scopi del progetto ‘Studi aperti’, in quanto il rifiuto dell’arte contemporanea è dovuto principalmente al fatto che quell’arte, non più referenziale in modo diretto con la realtà, non viene più compresa. (…) Il progetto (…) ha come scopo quello di proporre al pubblico l’arte in ‘scatole’ che non costituiscono luoghi convenzionalmente deputati ad accoglierla frequentati da un pubblico selezionato di addetti ai lavori, ma luoghi frequentati dal pubblico più vasto, per i motivi più svariati: shopping, studio, sport, balneazione”.

Queste ed altre iniziative nascono da presupposti culturali che registrano con una sensibilità nuova e positiva l’evidente disagio interpersonale nel difficile rapporto tra arte e individuo in una realtà moderna e contemporanea che - sicuramente a torto, sicuramente provocatoriamente - è giunta persino a postulare nella seconda metà del novecento una cosiddetta "morte dell’arte".

In tal senso, varie sono le possibilità di azione e d’indagine da parte dell'operatore culturale e degli studiosi del settore. Due essenzialmente:
   - una rilettura ed una riproposta di artisti ‘locali’, nel loro legame intrinseco con il territorio (d’origine o di frequentazione), 
   - una nuova azione culturale che, con il coinvolgimento della società e dell’ambiente paesistico ed urbano, tenti di riallacciare rapporti fecondi e significativi tra arte e ambiente, tra arte e società contemporanea.

La questione dello spazio pubblico - giustamente è stato annotato in http://www.archilink.it/, laboratorio di architettura - del suo significato e della sua definizione, deve essere oggetto di una riflessione che investa non solo architettura ed urbanistica, ma anche la teoria dell'arte, la società e le politiche culturali. 
(GFP per gp-Magazine, Tivoli 05.11.2005).

 

(1) Lorenza Bolelli in "Architettura e arte oggi nel centro storico e nel paesaggio".

 

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