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  opera punto d'Arte  

  NOTE & RECENSIONI                                                           [ Indice ]

             

  a cura di G. F. Pollutri

                  




 

 

ai primordi del gesto
(...salvifico?)

 

 

 

 

 

 

 

vaso Duchamp

vaso ad arte

vaso di fiori
(Van Gogh)

 

 

 

 

 

 

 


da colorare



  Il critico, nel deserto  e ...senza fiori

     

Mostra collettiva
al Chiostro del San Michele di Montecelio-Guidonia
“Dalla Terra al Cielo:  dal Primordiale all’Infinito”

Arte "Gasm", ovvero ideata o inventata non dagli artisti ma per gli artisti, da un critico d’arte. Succede, lecito quanto si vuole, ma che sia un “fraintendimento “ culturale trovo che occorra dirlo ed esplicitarlo.

Andrò a vedere, magari saltantando l’intro (l’inaugurazione), come si fa ormai d’abitudine per i siti internet, per arrivare subito al dunque. Andrò a guardare, ma - non perchè prevenuto, quanto per esperienze fatte - immagino già che vedrò, come in precedenti edizioni, opere direi pressochè etnicamente diverse fra loro, con intendimenti, tecniche ed esiti formali di diverso valore estetico-informativo. Considerate le premesse illustrate nel Comunicato ricevuto e allegato ad un cortese Invito, e l’aulico titolo della Esposizione, so in partenza che potrò individuare in esse tutto ...o magari nulla di quanto ha preannunciato, come motivazione e come esito, la sua curatrice Lucrezia Rubini. Assurdo, forse apparentemente scortese dirlo, quanto significativo.

La nostra organizzatrice e promotrice d’Eventi, insegnante di Storia dell’Arte per professione e “critico d’arte” per convinzione e passione, sembra non (voler?) fare distinzione tra i diversi ruoli ed approcci dell’uno o dell’altro campo in cui, per ragioni diverse, si esercita, pur rimanendo ad un' unica storia o vicenda, di cui anch’io mi occupo: quella della creazione d’arte, attività perdurante dell’uomo, di un tempo remoto e dell’oggi, nonostante quanto di volta in volta se ne dica, compreso  la diffusa opinione dell’emarginazione dell’arte e degli artisti nella cosiddetta “età moderna e contemporanea”. Opinione ben illustrata, fra gli altri, da W. Benjamin, con motivazione (“la riproducibilità tecnica”), ma anch’essa ormai datata e a mio avviso superata.

La Rubini, nei suoi scritti – “Comunicati” nella forma e in realtà tentativi di formulare propri Manifesti di non so quale Movimento artistico – esplicativi di quanto lei pensa di “mettere in mostra” “attraverso” i “suoi” artisti, selezionati (o solo quelli disponibili, più o meno consapevoli e/o convinti) tende a spostare l’analisi dalle opere presentate ed offerte all’Organizzazione e la sua inventata e non-significante più di tanto Cornice “Arte in piazza”, divenuta oggi, naturalmente, “Arte nel Chiostro”. Insomma lei tende a dare,  se possibile, e lei lo ritiene senz'altro dire, una sua rappresentazione dell’Arte oltre (e magari a prescindere da) i manufatti in mostra, oltre gli artisti, considerati o non nei loro intendimenti, le specifiche scelte di stile, nella loro poetica, di quella insomma che è e rimane, per nulla toccata dai “discorsi” intorno ad essi autori, alla loro pregevole o meno attività creativo produttiva.

Nel Comunicato-Manifesto di “arte Gasm” (diversamente non saprei, oltretutto a priori, prima di guardare l’esposizione, come definirla), il critico sia fa per così dire “esponente”  di un gruppo di artisti accomunati da una filosofia estetica, che è anche filosofia morale, sociale e politica  nel senso greco di vita della polis-che condividono  con me da anni e a cui sto cercando di dare voce”. Aldilà della scontatezza del dire che  “concepire l’arte come un linguaggio universale e atemporale, significa non fare distinzione tra antico e moderno” (argomentazione utilizzata per criticare l’istituzione di Musei d’Arte),  scrive Lucrezia Rubini:
Riteniamo che la poetica del vaso di fiori non possa più soddisfare l’urgenza delle problematiche profonde e ampie, nel tempo e nello spazio, dell’uomo contemporaneo; che un’arte ingenuamente mimetica e piacevole, consolatoria e descrittiva, sia insufficiente per rispondere al bisogno d’infinito e di vedere oltre...” (sottolineatura mia).

Tralasciando altri aspetti e questioni che lei mette in pagina e suscita, cosa dire? Sono idee, opinioni (desideri culturali), posizioni tutte sue, sicuramente funzionali all’impresa (espositiva), certamente legittime, ma che presuppongono, per ritenerle valide ed accettabili dialetticamente, un assunto indimostrato e indimostrabile che l’età “moderna”  (aggettivazione di per sé equivoca e fuorviante) abbia mutato l’uomo pressochè geneticamente nei suoi bisogni spirituali e culturali, persino antropologici, e non pensare – per chiudere con una sorta di battuta per niente fuori contesto – che forse per quella che lei definisce la “gente comune” (la destinataria della “arte in piazza”), o magari per lo stesso autore, ...anche un “vaso di fiori” dipinto può essere “salvifico” o, se si vuole, semplicemente e soltanto una domestica immagine, buona per l’equilibrio eidetico di qualcuno? Chi può dire di no?
Scrive uno studioso (Ernest Fischer) in “L’Arte è necessaria?”:
Si può riassumerne la funzione in una sola formula? Non deve essa [l’Arte] soddisfare esigenze varie e mutevoli?” Inoltre,  se è vero che l’artista (e in genere l’uomo) “brama di accogliere in sé il mondo circostante, di appropriarsene...”, non per questo dovrà necessariamente “unificare nell’arte il suo io limitato con un’esistenza collettiva, socializzare la sua individualità”. Infatti l’arte è funzione dell’io e non della società.  

Per non concludere con tale, intenzionalmente maieutica, simil-provocazione, aggiungo che - a mio avviso, certo - lo storico si limita, e non è poco, ad ordinare ed esporre per capire e informare (insegnare, nelle aule scolastiche) l’andamento degli accadimenti, se si vuole del mutamento di produzione e di fruizione, dell’arte nel tempo; che il “critico”, per quanto militante e con sue idee, avvalendosi di strumenti d’indagine che studio e cultura gli hanno dato, svolge una funzione di analisi dei manufatti degli artisti,  utile a spiegare a chi non ha autonomi e specifici strumenti, quali e di quale misura sono i valori intrinseci e veicolati da quell’artista, da quell’opera. Non sovrapponendo, gratuitamente e indebitamente, la propria visione della creazione artistica, del mondo e dell’uomo in genere, su quanto e su quanti sono attori e protagonisti della scena. Almeno questo è il mio metro e la mia abitudine.

Aggiungo ancora, per tornare all’evento di cui parliamo, che se poi l’Esposizione è  di scultura e/o di pittura (come intuisco alla lettura dei nomi dei partecipanti),  ivi compreso le “installazioni” oggi di moda, forse bisognerebbe parlare, seppur non solo,  di “valori plastici” e/o di “valori cromatici”, se si vuole di mezzi costruttivi. Come s’insegna, ben individuando e distinguendo le specifiche discipline, nelle scuole di formazione artistica. Ciò di cui io, purtroppo, non vedo traccia nella presentazione di questa Mostra GASM 2009.
Andremo, se del caso, a riscontrarlo nel catalogo o andremo a vedere semplicemente la mostra, o se in mostra ci sia, nonostante il critico, un qualche ...vaso di fiori che ci porti fuori dal deserto.

 Giuseppe F. Pollutri

 

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